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S.I.S.PR.IN.T. Sistema Integrato di Supporto alla Progettazione degli Interventi Territoriali, è un progetto finanziato dal PON Governance e Capacità istituzionale 2014-2020, di cui Unioncamere è il soggetto beneficiario.

Un progetto che nasce per valorizzare, integrare e analizzare dati a supporto delle politiche di sviluppo; ascoltare le esigenze delle imprese e orientare le risposte delle PA; supportare una progettualità qualificata. Le analisi si basano primariamente sulla valorizzazione del patrimonio di dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio e di altre fonti camerali, opportunamente integrato con informazioni e fonti statistiche di cui dispone l’Agenzia per la Coesione Territoriale.


Sintesi del Primo Report 2018 sulla Regione Calabria

Le dinamiche macroeconomiche

Le dinamiche recessive nazionali e gli effetti delle politiche restrittive si sono riflesse con particolare severità sul ciclo economico del Mezzogiorno e della Calabria in particolare; fino al 2014, infatti, il ritmo di crescita del Pil della regione si rivela inferiore rispetto alla media nazionale. Nel 2015 si verifica un cambio di rotta, con un risultato della regione piuttosto favorevole (+1,4%) rispetto al contesto nazionale (+1%) ed in linea con il dato ripartizionale. Nel 2016, si assiste ad un processo di allineamento della dinamica economica calabrese al tasso di crescita italiano (Calabria 0,8%; Italia 0,9%).

Le caratteristiche della domanda aggregata

Il fatto che la Calabria, e l’intero Mezzogiorno, abbiano risentito maggiormente della crisi è certamente legato ad un modello di sviluppo socioeconomico poco aperto agli scambi con l’estero e, pertanto, legato alla domanda interna, composta dalla spesa delle famiglie e dagli investimenti. Nel dettaglio di questa ultima voce, una rilevante importanza è rappresentata dalla componente pubblica di spesa che, come noto, ha risentito delle politiche di austerity operate nella prima metà del decennio, riverberandosi negativamente sulle dinamiche dei redditi e, in definitiva, sull’andamento del Pil complessivo. In altri termini, la debole apertura ai mercati esteri che caratterizza il sistema economico locale aveva paradossalmente attutito gli effetti del crollo dei mercati finanziari alla fine del decennio scorso, ma, nella nuova fase recessiva, tale caratteristica si è rivelata ostativa alla ricezione dei segnali di ripresa derivanti da economie più dinamiche.

I flussi commerciali con l'estero

Il grado di apertura internazionale dell’economia sembra configurarsi come un problema endemico della regione, che non riesce a valorizzare le proprie produzioni, né tanto meno a renderle maggiormente appetibili sui mercati internazionali. Alla fine del 2017, il valore delle esportazioni della regione si rivela modesto (circa 470 milioni di euro), seppur in marcata crescita rispetto al 2012 (Calabria 24,1%; Italia 14,8%), ed inferiore a quello dell’import (633 milioni di euro), generando un saldo della bilancia commerciale negativo. In ogni caso, al fine di fornire una misura dell’apertura commerciale della regione, il rapporto tra somma di importazioni ed esportazioni sul Pil prodotto è pari al 3,7% in Calabria, a fronte di una media nazionale del 55,2% e ripartizionale del 27,8%; tale misura restituisce immediatamente un quadro di sostanziale isolamento commerciale della regione.

Le caratteristiche del modello di sviluppo

Le ragioni di tale stato di fatto devono essere rinvenute nella struttura produttiva della regione, composta da pochissime unità locali di grandi dimensioni, per lo più impegnate in settori poco idonei ai processi di internazionalizzazione. Inoltre, si ravvisa la presenza di specializzazioni produttive anch’esse a modesta vocazione internazionale, nonché una cultura imprenditoriale basata su una scarsa attitudine all’aggregazione produttiva e/o distrettuale. Per contro, in un mercato composto quasi esclusivamente da imprese impegnate sul mercato di prossimità, un parte rilevante della ricchezza locale è legata alla spesa pubblica, ovvero a settori che si riconducono ad essa, rendendo le dinamiche del ciclo economico regionale piuttosto rigide, per lo meno in termini di crescita, e generando un mercato che non punta sui classici fattori di competitività (produttività, innovazione, specializzazione, esternalità, etc.).

Le dinamiche imprenditoriali

A prescindere dalla capacità di aprirsi ai mercati esteri, il sistema economico della regione è caratterizzato da limiti strutturali che lo pongono a rischio marginalizzazione anche rispetto ai flussi economici nazionali. Il percorso di irrobustimento del sistema imprenditoriale (composto da 186 mila imprese, in crescita del 3,8% nel periodo 2012 – 2017; Italia variazione nulla) è tutt’oggi in corso, ma presenta un ritardo rispetto al contesto nazionale. Le società di capitale sono cresciute del 32,9% nell’ultimo quinquennio (Italia 17%), ma rappresentano ancora il 19,3% del totale (Italia 27,1%), sicché lo stock di imprese è ancora dominato da imprese minori che garantiscono effetti sistemici limitati. In tale contesto, le imprese giovanili si attestano, nel 2017, a 25,6 mila, ovvero il 13,7% del totale imprese della regione, molto al di sopra della media nazionale (9,7%). Elevato è anche il numero di cooperative sociali rispetto alla popolazione (Calabria 62,6 per 100.000 abitanti; Italia 39,3).

I settori economici

Le tendenze settoriali denotano, inoltre, dinamiche non sempre convergenti rispetto ad un percorso di crescita e di innovazione del sistema economico. Il settore industriale in senso stretto, ad esempio, continua ad essere sostanzialmente
marginale rispetto ad altre realtà, incidendo sul totale della ricchezza prodotta per il 7,4% (Italia 19,1%). Il comparto manifatturiero è ancorato a settori tradizionali a basso contenuto tecnologico e ciò si riverbera sul potenziale di export. Il settore delle costruzioni perde imprese, addetti e ricchezza prodotta nel quinquennio considerato.

L'importanza del terziario

Parallelamente, si assiste ad una progressiva ed ulteriore terziarizzazione del tessuto produttivo. Il settore dei servizi ha proseguito la sua ascesa in termini di incidenza sulla ricchezza prodotta, giungendo a rappresentare l’82,2% del valore aggiunto regionale (Italia: 74%), trainato anche dal settore dei trasporti della provincia reggina. Tale aspetto è una criticità, sia in termini di prospettive di crescita che di solidità delle iniziative imprenditoriali, in quanto gli investimenti si orientano, in prevalenza, verso attività di tipo commerciale ed hanno generalmente carattere autoimprenditoriale. Si tratta di strutture che, da un lato, non permettono di innescare quelle leve che favoriscono lo sviluppo endogeno e la crescita aggiuntiva di un’economia e, dall’altro, presentano minime potenzialità rispetto ad un sistema globale che tende ad essere sempre più presidiato da attori della grande distribuzione e che attraverso l’e-commerce allarga l’arena dei potenziali concorrenti ben oltre i limiti dati dalla prossimità territoriale.

Le potenzialità del turismo

Il turismo potrebbe rappresentare una importante leva di sviluppo, tuttavia le presenze turistiche complessive, pari a 8,5 milioni nel 2016, nel periodo 2012 – 2016 aumentano solo dell’1,8%, a fronte di una media nazionale del 5,8%. Un dato
favorevole è rappresentato dalla dinamica delle presenze di stranieri che, nel periodo, crescono del 12,4% (Italia 10,4%), ma rappresentano ancora il 21,7% dell’intero aggregato (Italia 49,5%).

Le criticità imprenditoriali

Un indicatore dello stato di debolezza in cui versa il sistema produttivo locale è rappresentato dal numero di imprese che incorrono in uno stato critico reversibile (procedura concorsuale) o irreversibile (scioglimento/liquidazione). Nel 2017, le imprese locali oggetto di procedura concorsuale si attestano al 2,29% (Italia 2,16%), mentre quelle in fase di scioglimento o liquidazione al 3,68% (Italia: 4,47%). Tali dati apparentemente non indicano situazioni particolarmente critiche; tuttavia, tra gli elementi che occorre considerare parallelamente per valutare le difficoltà in cui incorrono le imprese, va annoverato il credito, in particolare, l’entità delle sofferenze. L’aumento degli incagli bancari relativo al sistema produttivo nell’ultimo quinquennio è modesto (Calabria 2,7%; Italia 17,7%), ma il rapporto con gli impieghi è preoccupante (Calabria 33,4%; Italia 16,2%), anche se in diminuzione rispetto al dato del 2016 (46%). Nelle costruzioni si attesta ancora al 45,6%, sottolineando come anche in Calabria tale settore stia attraversando un lungo periodo di difficoltà.

Settore produttivo e credito

Relativamente al mercato del credito va inoltre affermato che gli impieghi al tessuto produttivo si rivelano in marcata flessione (Calabria -30%; Italia -21,4%), con particolare riferimento a quelli destinati al settore delle costruzioni che si riducono in misura consistente (Calabria -57,9%; Italia -46,9%), a sottolineare una situazione piuttosto complessa del mercato immobiliare.

Il mercato del lavoro

Chiaramente, le difficoltà strutturali e congiunturali si riverberano severamente sulle opportunità occupazionali. Fra il 2012 e il 2017, anno in cui si registra la presenza di 537 mila occupati, la regione ha scontato una perdita di 15,7 mila occupati (Calabria -2,8%; Italia 2%), a cui è corrisposto un incremento di disoccupati dell’11,4%, generando un tasso di disoccupazione generale pari a quasi il doppio della media nazionale (Calabria 21,6; Italia 11,2%), più elevato per donne (Calabria 24,2; Italia 12,4%) e giovani (Calabria 48,9%; Italia 26,7%), sebbene quest’ultimo in flessione nell’ultimo biennio. A tal proposito, occorre osservare che giovani e donne si trovano nella condizione di dover fare impresa quale forma di autoimpiego (imprese femminili 107,5% rispetto alla media nazionale; giovanili 141,2%). E’ dunque uno scenario, quello calabrese, in cui risulta occupato poco più del 40% della popolazione oltre i 15 anni, rispetto ad una media nazionale superiore di oltre 17 punti percentuali, senza considerare che gli inattivi si attestano a quasi la metà della popolazione in età da lavoro (Calabria 47,7%; Italia 34,6%). Le previsioni di assunzione, oltre ad essere sottodimensionate rispetto alla media nazionale (tassi di entrata previsti/popolazione: Calabria 6,2%; Italia 10,5%), risultano più orientate verso addetti alle vendite (Calabria 43,4%; Italia 38,1%) piuttosto che dirigenziali (Calabria 15,8%; Italia 17,5%), rivelando due effetti principali: il primo è legato alla modesta capacità innovativa del sistema imprenditoriale, il secondo alla distribuzione di risorse economiche più contenuta rispetto ad altre aree.

Demografia e redditi

Tali fenomeni, soprattutto se considerati in un lasso temporale più dilatato, generano un costo altissimo per il sistema economico nel suo complesso, non solo in relazione ai costi sociali connessi all’esistenza di ampie fasce della popolazione senza reddito, ma anche per il costo sostenuto dalle famiglie calabresi per far studiare i propri giovani in altre regioni. A ciò si aggiunga un potenziale produttivo inespresso legato alla contenuta presenza di nuova creatività e competenze innovative in grado di favorire l’attrattività della regione. Quest’ultima ad oggi è piuttosto modesta (un indicatore proxy in tal senso è la presenza di popolazione straniera che, in Calabria, si attesta al 62% della media nazionale), nonostante la relativa giovane età della popolazione (Indice di vecchiaia Calabria 155%; Italia 165,3%). Considerando gli aspetti esaminati sotto il profilo della ricchezza, emerge come le famiglie della regione si attestino su un Pil pro-capite pari a poco più del 60% della media nazionale, con effetti anche sulla struttura della spesa evidentemente incentrata su consumi indifferibili. Inoltre, le condizioni di debolezza strutturale dell’economia calabrese si traducono in una quota di famiglie in stato di povertà relativa elevatissima, pari a quasi 3,3 volte la media nazionale.


 

Il Report integrale I.2018 e la sua Sintesi sono disponibili in formato .pdf negli allegati di questa pagina.

 

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Dati Statiscici ed Economici Territoriali